lunedì 13 novembre 2023

MA A COSA CI FA DI MALE QUESTA INSULINA?


Siamo nell’ormai lontano 1923.

Due medici Canadesi, F.G. Banting e C.H. Best, vengono insigniti del Premio Nobel per la medicina. Esattamente due anni prima avevano fatto qualcosa di straordinario: erano riusciti ad isolare una molecola che sarebbe stata in seguito uno dei più importanti salvavita in dotazione alla medicina: l’insulina.

Già, perché il diabetico …. senza insulina muore….


Nel 1922 la nuova molecola era stata testata per la prima volta in un ospedale a Toronto su di un ragazzo, Leonard Thompson, che stava morendo di diabete. Fu un’esperienza esaltante: meno di 24 ore dopo i livelli di glicemia del ragazzo erano normali!


Per alcuni decenni l’insulina venne ricavata estraendola dal pancreas bovino.

Era ovviamente un procedimento molto costoso, e a quei tempi in cui l’assistenza sanitaria non era completamente gratuita nemmeno per i trattamenti salvavita… il diabetico era un malato costoso per la famiglia.


Fu solo nel 1978 che si riuscì ad ottenere la prima insulina umana di sintesi, grazie ad una tecnica sofisticata, la ricombinazione genetica.


Da allora sono i batteri a produrre per noi l’insulina, con grande beneficio non solo economico ma anche clinico, dato che l’insulina sintetica è molto più pura di quella estratta da animali, evitando quindi tutta una serie di effetti collaterali, primo tra i quali le allergie.


Oggi però si parla spesso di insulina come di una molecola ambigua, dalla doppia faccia; se da una parte è indispensabile per poter utilizzare il glucosio, il nostro carburante, dall’altra è portatrice di una montagna di effetti collaterali spiacevoli.


Ma attenzione!

L’insulina pericolosa non è quella “medicinale” che viene attentamente e oggi molto precisamente dosata per le reali necessità del paziente diabetico.

Quella dannosa è la nostra, quella che produce il nostro stesso pancreas.


Da quel 1923 ad oggi l’alimentazione umana nei paesi più o meno industrializzati è cambiata in modo radicale , e tanto peggiore è stato il cambiamento quanto più la grande industria e la grande distribuzione si sono appropriati del nostro cibo.


E ricordiamo che noi italiani siamo ancora tra i… “meno peggio”… grazie alle nostre solidissime e tanto protette tradizioni gastronomiche.


Tali cambiamenti hanno spostato la nostra alimentazione verso un consumo di carboidrati davvero molto più elevato rispetto a quei tempi, ma soprattutto verso un tipo di lavorazione dei cereali estremamente critico per il nostro metabolismo glucidico.


Ovviamente questa vagonata di carboidrati che ingeriamo verrà trasformata in una vagonata di glucosio, che richiede al pancreas di produrre una vagonata di insulina.


Bè… tutto bene, si potrebbe pensare, più glucosio, più insulina che fa entrare il glucosio nelle cellule.

Tutto a posto quindi.

Tutto a posto e niente in ordine però…

Qual è il problema?


Il problema è che la condizione di iper-insulinemia provoca una serie di modificazioni metaboliche soprattutto di tipo ormonale che sono alla lunga traducibili in vere e proprie patologie spesso gravi.


Questo perverso meccanismo di azione passa soprattutto attraverso la famosa “resistenza all’insulina”.

Quando le molecole di insulina sono in grande eccesso, i recettori dell’insulina posti sulla superficie di tutte le nostre cellule, tendono a desensibilizzarsi, ovvero diminuisce la loro capacità di legame con la molecola di insulina.


Questo fatto però non passa inosservato al nostro “medico interno”, ovvero alla nostra intrinseca capacità di riparare i danni, di ripristinare l’equilibrio.

Ora, tutti questi aggiustamenti sarebbero utili e non dannosi se fossero eventi sporadici. Una iper-insulinemia ogni tanto sarebbe accettabile.


Ma la desensibilizzazione del recettore crea uno stato di iperglicemia continuo.

Questa serie di aggiustamenti metabolici porterà alla fine ad alcuni importanti danni.


1. Le cellule beta del pancreas, produttrici di insulina, saranno alla lunga danneggiate, fino a che produrranno meno insulina, portandoci dritti dritti al diabete.


2. Sarà favorito lo stato infiammatorio cronico, cosa che è il preludio della maggior parte della malattie croniche.

L’infiammazione cronica infatti porta ad una serie di ricadute che creano un circolo vizioso che può andare in diverse direzioni, a seconda delle nostre caratteristiche e delle nostre criticità.

Una di queste principali ricadute è che l’infiammazione cronica intestinale che fa parte del quadro clinico, si traduce in problemi di assorbimento: alterazioni dell’assorbimento di nutrienti importanti, tipo il ferro, alcune vitamine… assorbimento di sostanze tossiche che non sono più efficacemente filtrate dagli enterociti, introduzione nel sangue di frammenti di proteine non ben digerite…

Insomma tutto ciò apre le porte a malattie degenerative e soprattutto autoimmuni, dato che il primo sistema a soffrire dell’infiammazione è proprio il sistema immunitario.


3. Ultimo ma non meno importante, l’insulina è un ormone anabolizzante: favorisce l’ingrassamento, ma anche la stanchezza, la depressione, i disturbi dell’umore e del sonno….


4. ……. …… Non ditemi che volete ancora qualcos’altro, non è forse abbastanza lungo l’elenco dei pericoli della troppa insulina?

Che è causata dalla eccessiva introduzione di carboidrati per di più sbagliati?

Cosa aspettiamo allora a cambiare il nostro stile alimentare?


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