STORIA DI CIBO, DI INGANNI E DI DANNI
L’isola si chiama Nauru, cercatela sulle Google maps e vedrete quanto questa isoletta è … isolata!
La storia di questo ritaglio di terra paradisiaca è una storia triste, che finisce male, e che ha molto da insegnarci. Io ve la racconterò dal punto di vista “nutrizionale” ma se volete saperne di più basterà aprire you tube e cercare Nauru.
Prima che tale isoletta venisse “scoperta” dagli europei, gli abitanti vivevano felicemente in maniera piuttosto primitiva utilizzando le abbondanti risorse alimentari del luogo: pesce, frutta, ortaggi vari che coltivavano, e altre risorse animali e vegetali che il territorio poteva offrire.
Nel 1798 una baleniera inglese che aveva sbagliato rotta approdò in quel microscopico paradiso. Inutile dire che l’isoletta non fu più libera ma … protetta !!!
Nel 1900 furono scoperti da un tedesco dei giacimenti di fosfati, e la piccola Nauru diventò ancora più protetta.
Nel 1914 fu l’Australia a prendere il controllo di Nauru e i nuovi padroni decisero per uno sfruttamento intensivo delle preziose miniere di fosforo. Sbarcarono quindi sull’isola i tecnici e gli operai australiani, e l’ingenua popolazione di Nauru venne a contatto con gente “civilizzata”.
Fu così che i Nauruani incominciarono a farsi furbi e a domandarsi cosa avevano loro da guadagnare da quella invasione, seppur pacifica, di stranieri che venivano scombussolare la loro vita e la loro isola. Si organizzarono e iniziarono a protestare, chiedendo di riavere la loro indipendenza; indipendenza che ottennero solo nel 1968. E se la fine era già iniziata forse dallo sbarco di quella baleniera, dal 68 in poi fu un precipitare nel baratro.
Diventata una Repubblica indipendente (la più piccola al mondo, più piccola persino di San Marino), gli abitanti chiesero naturalmente che lo sfruttamento del territorio fosse soggetto al pagamento di opportune royalty. Tutti i proprietari terrieri di Nauru formarono un “cartello” e vendettero alle compagnie australiane la concessione per lo sfruttamento del suolo in cambio di una somma che, se per gli australiani era una manciata di spiccioli, per loro fu una immensa ricchezza.
Tutti questi nuovi nababbi pagarono le tasse e l’isola potè dotarsi di una strada litoranea perimetrale (17 Km è il perimetro dell’isola) e di un piccolo aeroporto. Arrivò sull’isola la tecnologia. I numerosi magnati nauruani si dotarono di automobili extralarge modello statunitense, fecero arrivare fiumi di birra, sigarette, alcool, e cominciarono a trascorrere il loro tempo girando in auto sulla litoranea e fermandosi qui e là per gozzovigliare.
Nessuno più pescava, e meno che mai coltivava la terra perchè tutto il territorio non abitato era trivellato impietosamente per l’estrazione dei fosfati.
La lussureggiante vegetazione sparì in pochi anni e con lei sparirono gli uccelli di passo che con il loro guano nei secoli avevano contribuito alla formazione dei depositi di fosforo.
Il mare tutto attorno all’isola divenne fangoso e inquinato, e la barriera corallina che proteggeva le coste e rendeva particolarmente pescoso il mare fu distrutta.
L’isola non produceva dunque più cibo. Ma che importava? Tanto con gli aerei arrivavano dall’Australia abbondanti derrate alimentari. Ma quali alimenti arrivavano? Quelli che i nuovi ricchi preferivano, ovvero il trash food di tipo americano, cibi pronti, ricchi di zuccheri e grassi, spesso piccanti e salati. E poi alcool a fiumi, sigarette, droghe. E naturalmente vita sedentaria.
L’inizio del nuovo millennio, poco più di trent’anni dalla loro indipendenza, vide il popolo Nauruano devastato dall’obesità e dalle malattie occidentali, che prima nemmeno conoscevano.
I depositi di fosfati, come del resto era stato previsto, cominciarono a non essere più produttivi e l’estrazione fu abbandonata. Niente più royalty. Niente più denaro. Gli abitanti impoveriti perché non avevano saputo mettere a buon frutto la loro piccola fortuna. Il territorio devastato e ormai improduttivo.
Il governo di Nauru per non andare in totale bancarotta decise di accettare che l’Australia trasferisse sull’isola una colonia penale di individui indesiderati di cui voleva liberarsi una volta per tutte.
Oggi la popolazione di Nauru vive insieme a costoro.
Il 95% della popolazione è in sovrappeso, e di questi più dell’80% è gravemente obeso. Più del 50% della popolazione è diabetica. Una statistica che non vede pari in nessuna parte del mondo. Malgrado la popolazione sia giovane le malattie imperversano, non solo le malattie metaboliche ma persino la tubercolosi.
Il piccolo paradiso è diventato un inferno.
Non credo sia necessario concludere con la “morale della favola” …. Ognuno di noi può fare le riflessioni che preferisce.
La mia riflessione come nutrizionista è la seguente: Occhio, perchè ciò che a Nauru è avvenuto in trent’anni, è un processo in atto in tutto il mondo, con tempi diversi, ma inesorabile. Ognuno di noi però può decidere cosa mangiare. Almeno per ora. Cerchiamo di mantenere almeno questa libertà.

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