DELLA FAME E DELLA SAZIETÀ
Avrete visto certamente nei vecchi film americani la scena della famiglia riunita a tavola, tutti seduti, in attesa, finchè il capofamiglia con un minimo di solennità pronuncia qualche parola di ringraziamento a Dio “per il cibo che ci hai generosamente concesso”….
E del resto gli Americani degli States ma anche i Canadesi festeggiano ancora il Giorno del Ringraziamento, giorno in cui si fa di tutto affinchè la famiglia possa riunirsi a mangiare il tacchino.
Pare che già nel 1623 esistesse questa ricorrenza, dato che viene citata in un antico documento che porta proprio quella data, e pare che in quei tempi anche i “pellerossa” prendessero parte alla cerimonia, visto che erano stati proprio loro ad aiutare i coloni inglesi a sfamarsi in quelle aride terre, suggerendogli la coltivazione del mais e l’allevamento dei tacchini.
Insomma tutti insieme ringraziavano Dio per aver la fortuna di potersi sfamare.
Sarebbe così bello che lo facessimo anche noi, e non solo un giorno all’anno, ma tutti i giorni, e non solo quando c’è la famiglia riunita, ma anche quando mangiamo da soli, non solo davanti al tacchino arrosto, ma anche davanti alla ciotola della più umile delle minestre.
Grazie Dio del cibo che mi hai donato.
Non siete credenti? Nemmeno io, ma possiamo ugualmente ringraziare…. l’universo, il destino, la Madre Terra, Il sole, la pioggia, le api e il vento.
Perchè il cibo è un dono, non dimentichiamocelo mai.
Lo sanno bene quei bambini del Mozambico, dove è andata di recente una mia amica della Comunità di Sant’Egidio, quei bambini che mentre i loro genitori lavorano i campi ormai aridi e quasi sterili, nell’ora del pranzo si avvicinano alla mensa dei volontari che offre un pasto a tutti coloro che si presentano.
Arrivano a piccoli gruppi, anche i piccoli di pochi anni, percorrendo anche qualche chilometro, con le loro magliette di colori vivaci, e i pantaloncini arrotolati, puliti e in ordine, le bimbe con i capelli raccolti in tante treccine fermate da nastrini colorati.
Poveri ma dignitosi.
Mangiano senza fare chiasso, ripulendo il piatto fino all’ultima briciola.
Non esiste il “non mi piace”. Mangiano quello che passa il convento.
E ringraziano.
Ringraziamo anche noi, perché oggi mangiamo, domani non si sa. Potrebbe accadere qualsiasi cosa.
E ci accorgeremo, col tempo, di una cosa strana. Ci sentiremo più sazi.
Non ridete: lo dice la scienza !!!
Esperimenti hanno dimostrato che la gratitudine per il cibo che mangiamo, e il considerarlo come un dono, e la consapevolezza del nutrimento che ci fornisce, e di ciò che è costato in termini di fatica, di impegno, di sacrificio, tutto questo fa parte del complesso meccanismo della sazietà.
P.S. Per chi ama leggere, vi consiglio vivamente il bellissimo libro IL DILEMMA DELL’ONNIVORO di Michael Pollan.

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