lunedì 16 ottobre 2023

DELLA FAME E DELLA SAZIETÀ


Avrete visto certamente nei vecchi film americani la scena della famiglia riunita a tavola, tutti seduti, in attesa,  finchè il capofamiglia con un minimo di solennità pronuncia qualche parola di ringraziamento a Dio “per il cibo che ci hai generosamente concesso”….

E del resto gli Americani degli States ma anche i Canadesi festeggiano ancora il Giorno del Ringraziamento, giorno in cui si fa di tutto affinchè la famiglia possa riunirsi a mangiare il tacchino.


Pare che già nel 1623 esistesse questa ricorrenza, dato che viene citata in un antico documento che porta proprio quella data, e pare che in quei tempi anche i “pellerossa” prendessero parte alla cerimonia, visto che erano stati proprio loro ad aiutare i coloni inglesi a sfamarsi in quelle aride terre, suggerendogli la coltivazione del mais e l’allevamento dei tacchini. 

Insomma tutti insieme ringraziavano Dio per aver  la fortuna di potersi sfamare.


Sarebbe così bello che lo facessimo anche noi, e non solo un giorno all’anno, ma tutti i giorni, e non solo quando c’è la famiglia riunita, ma anche quando mangiamo da soli, non solo davanti al tacchino arrosto, ma anche davanti alla ciotola della più umile delle minestre.

Grazie Dio del cibo che mi hai donato.

Non siete credenti? Nemmeno io, ma possiamo ugualmente ringraziare…. l’universo, il destino, la Madre Terra, Il sole, la pioggia, le api e il vento.


Perchè il cibo è un dono, non dimentichiamocelo mai. 

Lo sanno bene quei bambini del Mozambico, dove è andata di recente una mia amica della Comunità di Sant’Egidio, quei bambini che mentre i loro genitori lavorano i campi ormai aridi e quasi sterili, nell’ora del pranzo si avvicinano alla mensa dei volontari che offre un pasto a tutti coloro che si presentano. 

Arrivano a piccoli gruppi, anche i piccoli di pochi anni, percorrendo anche qualche chilometro, con le loro magliette di colori vivaci, e i pantaloncini arrotolati, puliti e in ordine, le bimbe con i capelli raccolti in tante treccine fermate da nastrini colorati.

Poveri ma dignitosi.

Mangiano senza fare chiasso, ripulendo il piatto fino all’ultima briciola. 

Non esiste il “non mi piace”. Mangiano quello che passa il convento. 

E ringraziano.


Ringraziamo anche noi, perché oggi mangiamo, domani non si sa. Potrebbe accadere qualsiasi cosa. 

E ci accorgeremo, col tempo, di una cosa strana.  Ci sentiremo più sazi.

Non ridete:  lo dice la scienza  !!!

Esperimenti hanno dimostrato che la gratitudine per il cibo che mangiamo, e il considerarlo come un dono, e la consapevolezza del nutrimento che ci fornisce, e di ciò che è costato in termini di fatica, di impegno, di sacrificio, tutto questo fa parte del complesso meccanismo della sazietà.


P.S.   Per chi ama leggere, vi consiglio vivamente il bellissimo libro IL DILEMMA DELL’ONNIVORO di Michael Pollan.


BRUCE LIPTON


Questo eccentrico biologo statunitense, nato nel 1944 e tuttora vivo e attivo, fece una straordinaria scoperta: 

LE CREDENZE CONTROLLANO LA BIOLOGIA. 

Sono parole sue.


Inutile che vi dica che quando lo scienziato se ne uscì con questa teoria, giusto agli albori del nuovo millennio, lo presero per folle. 

Ancora oggi Wikipedia Italia gli dedica poche righe e lo definisce “un biologo  (…) conosciuto per le sue affermazioni, senza alcun riscontro scientifico, secondo cui i geni possono essere manipolati dal pensiero dell’individuo”.


Lipton criticò anche il famoso DOGMA CENTRALE DELLA BIOLOGIA MOLECOLARE, che recitava che il DNA è costituito da geni, e ogni gene “fabbrica” una sola proteina; e che l’informazione può avere solo una direzione, dal gene al fenotipo (ovvero alla forma e alle funzioni del corpo), e non viceversa.


Lui sosteneva invece che il corpo e l’ambiente potessero influenzare l’informazione anche senza modificare il DNA, ovvero che tutto ciò che accade al corpo, dentro e fuori, (il cibo, le attività svolte, il sonno, il clima, le relazioni, le emozioni e persino i pensieri) possono modulare l’espressione dei geni e fargli produrre proteine diverse a seconda della situazione.


In soldoni: siccome le proteine sono anche ormoni, neuromediatori, enzimi che fanno avvenire reazioni chimiche, ecco che modulare i geni significa modulare il funzionamento del nostro corpo. 


Il tempo diede ragione a Lipton.


Il famoso “progetto genoma”, iniziato nel 1990 e terminato nel 2003, sostenuto dal nostro genetista premio Nobel Renato Dulbecco, aveva l’obiettivo di mappare il DNA umano.

Era stato previsto di trovare almeno centomila geni, ma ne furono trovati meno di venticinquemila. 

Come era possibile allora che ogni gene codificasse solo una proteina, se le proteine umane sono molte di più di venticinquemila? Non è che esistesse la possibilità di una modulazione dei geni? 


Il dogma centrale della biologia molecolare (un gene > una proteina) era miseramente crollato.


Partirono studi in tutte le parti del mondo. 

Nacque la EPIGENETICA, quella materia che studia appunto come l’ambiente moduli il nostro DNA, cioè, pur senza modificarlo, gli faccia eseguire cose diverse a seconda del bisogno.

Oggi i corsi di epigenetica sono attivi nella maggior parte delle università.

E torneremo anche sull’epigenetica, se vi interessa, perché ci farà capire ad esempio quanto è importante modificare le nostre abitudini per modificare la nostra fisiologia. 


Ma torniamo a Lipton. 

Lui si concentrò sul come LE EMOZIONI E IL PENSIERO AGISCANO SUL NOSTRO DNA.

Nel 2003 uscì negli USA un suo libro divulgativo (dato che gli scienziati non lo prendevano seriamente si rivolse al grande pubblico): LA BIOLOGIA DELLE CREDENZE. 

Magari un po’ azzardato nel trarre le conclusioni, ma supportato da numerosi studi e osservazioni. 


Il libro ebbe un successo enorme. 

Lipton dedicò meno tempo all’accademia e molto di più alla divulgazione, scrivendo parecchi altri libri, e diventando famoso in tutto il mondo. E probabilmente anche molto ma molto ricco.

Al di là delle critiche che gli si possano muovere, dobbiamo a lui la scintilla che ha acceso la luce dell’attenzione su di un fenomeno che comunque è scientificamente avvalorato anche se ancora poco si conosce dei  suoi meccanismi. 


E per ricollegarci all’effetto placebo, cosa altro non è tale effetto se non la dimostrazione che le nostre convinzioni (es. la convinzione di poter guarire) modulano il nostro DNA fino a farci migliorare o guarire?


Ma attenzione: questo meccanismo non funziona solo in relazione al nostro “medico interno”. E’ noto da tempo che è molto più probabile raggiungere i nostri obiettivi quando siamo fermamente convinti di essere in grado di raggiungerli.

E come facciamo a crederci fermamente? 

Semplice: acquisendo fiducia in noi stessi.